Bossetti e l’ergastolo che non convince l’Italia

Ecco come hanno incastrato il muratore di Mapello per l'omicidio di Yara Gambirasio.

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Con una condanna al carcere a vita, Massimo Bossetti, operaio edile di Mapello imputato come sospetto dell’omicidio di Yara Gambirasio termina la triste vicenda che ha visto Bossetti, il muratore che aveva passione per la pedopornografia e che col suo furgone girovaga per Brembate dove rapì e uccise barbaramente la giovane Yara Gambirasio.

Peccato che in quello che ho appena scritto e che milioni di italiani hanno dato per buono in quanto passato ripetutamente in TV c’è ben poco di vero anzi è tutto falso.

Talmente poco di vero, che almeno la metà degli italiani urlano al complotto, con rivolte e principi di incendio persino nei carceri italiani, che urlano Bossetti Libero e Giustizia Corrotta. Quegli stessi carceri e quegli stessi detenuti fin troppo noti per punire secondo le loro regole chi si macchia di crimini atroci ai danni dei bambini. Quegli stessi detenuti che in principio ardevano dal desiderio di mettere le mani sul Bossetti per farsi giustizia da soli, ed oggi ardono le carceri come segno di protesta a fronte di un processo farsa che nemmeno nei regimi più totalitari e dittatoriali avrebbe potuto essersi celebrato.

In primis Bossetti non era alcun modo pedofilo ne tanto meno avesse tendenze pedofile. In nessun caso sono infatti emersi contenuti inerenti alla pedopornografia dall’analisi forense dei suoi PC. Al massimo sono stati rinvenuti contenuti pornografici normali, che possono al massimo essere peccato secondo rigorose ed antiquate forme di morale cristiana, ma sicuramente non reato da un punto di vista legale.

Non è vero che Bossetti sia passato più volte in quella zona alla ricerca di adescare la ragazzina, infatti Bossetti è si passato in quella via registrata dalla telecamera ma solo ed esclusivamente per tornare a casa in quanto era il tragitto classico che sempre faceva.

Non viene detto invece che quel filmato in cui si vede il furgone bianco di Bossetti che gira più volte come un ossesso in quella strada sia un artificio (ovvero un falso costruito al computer) confezionato dai RIS a seguito della richiesta della Procura (nella veste della Dott.ss Letizia Ruggeri) per esigenze comunicative.

Esigenze comunicative appunto, ovvero dare alla stampa qualcosa di verosimile o potenzialmente tale, per accontentare l’opinione pubblica e plagiare in modo volontario o meno l’opinione pubblica a costo di distorcere la realtà dei fatti.

Articolo tratto da “Il Fatto Quotidiano” del 3 novembre 2015

Se sei arrivati a questo punto della lettura e ti stai chiedendo “Ma come Bossetti non era un pedofilo ?”, “Quello che ho visto in TV non era il suo furgone ?”, oppure “Ma come ?  I Carabinieri confezionano un filmato falso ?”, allora forse nel tuo interesse, quello di Massimo Bossetti, quello della moglie che non rivedrà più suo marito, quelli dei suoi tre figli piccoli che non rivedranno più il loro papà dovresti visionare quello che ha da dire questo signore nel video.

Pensa solo, che al suo posto avresti potuto esserci tu (se sei maschio), o il tuo ragazzo / marito (se sei femmina), colpevole solamente di aver abbandonato un preservativo usato.

Internauta dal 1994, studente del corso di Laurea in Tecnologie Informatica in UNICAM, sono sviluppatore e sistemista Linux dal 2000. Fondatore di LEAD MAGNET S.r.l. e ManagedServer.it azienda di Hosting WordPress / WooCommerce ottimizzato e sistemistica Linux orientata alle performance. Vivo ad Arad in Romania dal 2018.

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