Giorgio Coda “l’elettricista”.

Il medico mai radiato che torturava bambini, malati, omosessuali e tossicodipendenti con l'elettroshock.

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Ma non per curarli, semplicemente perché “residui d’umanità” a cui era concesso sperimentare ogni umana sofferenza.

Per chi non fosse a conoscenza di questa terribile storia sappia che si svolse, sino al 1970, nel Manicomio di Collegno, di cui era vicedirettore, a Grugliasco (nel Torinese) e nella struttura per minori di Villa Azzurra.

I trattamenti del sedicente medico Coda prevedevano violentissime scariche elettriche ai genitali o alla testa dei pazienti.

Le conseguenze di queste barbarie erano emicranie, cardiopatie, perdite di coscienza, danni neurologici, epilessia, lesione ai nervi ottici e decessi.

“Coda mi fece denudare e mi praticò un elettromassaggio pubico, che mi procurò grande sofferenza e la perdita di feci e urina.”

Più di cinquemila “sedute di elettromassaggi” eseguite nei suoi anni di esercizio della sua attività di psichiatra. Aiutato con la complicità di alcuni infermieri, il professor Coda negli anni maturò una certa stima nell’ambiente, fu, inoltre, invitato a numerose conferenze.

Negli anni un cui fu libero di operare le maggiori nefandezze possibili, Giorgio Coda, sceglieva accuratamente le proprie vittime: bambini orfani, persone sole e abbandonate, disabili, alcolisti, tossicodipendenti e omosessuali.

Il fattore comune che legava le sue vittime era la pessima condizione sociale che vivevano: marginalità e isolamento che la comunità esercitava su di loro. Tutto ciò li rendeva le vittime perfette per suoi soprusi.

Giorgio Coda era ritenuto un esperto di antropologia criminale.
Il processo che lo vide incriminato, però, non ha mai riconosciuto alcun fine curativo nella sua pratica disumana. Sentenza che sarà successivamente confermata durante il processo che lo vedrà imputato.

La stampa lo definirà “l’elettricista” per la sua politica contro ogni umana decenza sui suoi pazienti.
Individui che non dovevano essere aiutati e curati ma torturati per soddisfare la natura deviata della psiche del dottor Coda.

Le barbarie torture sulle sue vittime continuarono per diversi anni, sino al 1970, quando l’Associazione per la Lotta Contro le Malattie Mentali, inviò alla procura di Torino, un esposto in cui erano raccolte precise accuse e numerose testimonianze.

Il 2 luglio del 1974, Giorgio Coda fu condannato dal tribunale di Torino a cinque anni di prigione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici per i maltrattamenti inflitti ai suoi pazienti.

La triste nota di questa vicenda fu che, nonostante i numerosi crimini commessi, Giorgio Coda poté tornare ad esercitare liberamente e privatamente la sua professione di medico una volta scontata la sua pena.

L’ordine dei medici non ritenne necessario radiarlo dall’albo.

Il cosiddetto caso “Coda” accese i riflettori sulle terribili violenze che venivano praticate in diverse strutture manicomiali. Purtroppo, pur non raggiungendo la stessa gravità, molte realtà, ai tempi, versavano condizioni deontologicamente poco accettabili.

Le testimonianze delle vittime di Giorgio Coda furono successivamente raccolte nel libro di denuncia dal titolo “La fabbrica della follia”.

Recensione e libro :

http://www.anobii.com/books/la_fabbrica_della_follia/016b79b32abdf46475

Internauta dal 1994, studente del corso di Laurea in Tecnologie Informatica in UNICAM, sono sviluppatore e sistemista Linux dal 2000. Fondatore di LEAD MAGNET S.r.l. e ManagedServer.it azienda di Hosting WordPress / WooCommerce ottimizzato e sistemistica Linux orientata alle performance. Vivo ad Arad in Romania dal 2018.

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