La “Verità” sul Mostro di Firenze e quel dettaglio della Carlizzi e Bevilacqua.

Nel corso degli ultimi giorni, un argomento particolarmente sensibile e avvolto nel mistero è tornato prepotentemente alla ribalta grazie a Fedez e al suo celebre Podcast “Muschio Selvaggio”. Questa volta, l’attenzione si è focalizzata su uno dei casi irrisolti più inquietanti e discussi d’Italia: il mostro di Firenze. Con la consueta audacia e la voglia di scavare oltre la superficie, la puntata ha riaperto il dossier su questa serie di delitti, portando alla luce spunti e riflessioni di notevole interesse.

Tra gli ospiti, figure di spicco in grado di spaziare tra le molteplici piste e teorie, l’attenzione si è particolarmente concentrata su Joseph Bevilacqua, noto come Joe, ex militare statunitense che ha svolto il ruolo di custode nel cimitero americano a Firenze. Sebbene l’ipotesi che lo vedeva coinvolto sia stata ufficialmente smentita, e nonostante il Sig. Amicone si trovi ancora sotto processo per diffamazione, ci sono dettagli meno noti al grande pubblico che meritano una riflessione approfondita. In particolare, alcune “coincidenze” e concomitanze temporali sollevano interrogativi che non possono essere ignorati.

Francesco Amicone è nato il 6 aprile 1986. Giornalista iscritto all’albo dell’ordine dei giornalisti della Lombardia nella categoria Pubblicista dal 23 aprile 2015.

Dal  al onsegue il diploma di Liceo Classico presso l’Istituto Don Carlo Gnocchi. Si laurea in “Bachelor’s degreePolitical Science and International Relations” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Amicone è stato il primo a collegare gli omicidi del Mostro di Firenze a quelli di Zodiac e ad indicare il personaggio comune alle due serie omicidiarie.

In questo contesto di rinnovato interesse e di indagini che si intrecciano con la cronaca più recente, il mio blog intende approfondire questi aspetti meno esplorati, fornendo spunti di riflessione che vanno oltre la semplice narrazione dei fatti. L’obiettivo è stimolare una discussione informata, che possa contribuire a gettare luce su angoli ancora oscuri di questa intricata vicenda.

Le piste descritte e narrate in questo post non vogliono in alcun modo costituire accuse o confermare quelle che sono delle pure ipotesi, ma solo illustrare fatti e coincidenze che meriterebbero un maggior approfondimento da parte degli inquirenti.

Introduzione sul Mostro di Firenze per i non informati.

Il Mostro di Firenze rappresenta uno dei capitoli più oscuri e inquietanti nella storia della criminalità italiana. Questa entità enigmatica è stata responsabile dell’assassinio di sedici persone, suddivise in otto coppie, uccise tra il 1968 e il 1985 nelle campagne attorno a Firenze. Questi delitti, noti per la loro efferatezza e i macabri rituali post-mortem, hanno instillato un profondo terrore nella società italiana e continuano a generare interesse e speculazioni.

Le indagini sul Mostro di Firenze sono state lunghe e complesse, portando all’arresto e al processo di diversi individui. Uno dei nomi più noti associati a questo caso è quello di Pietro Pacciani, un contadino fiorentino precedentemente condannato per violenza carnale. Pacciani fu arrestato nel 1993, accusato di essere il responsabile degli omicidi. La sua figura emerse al centro di una teoria secondo la quale gli omicidi erano il risultato di riti satanici e che Pacciani, insieme a un presunto gruppo di complici denominati “i compagni di merende”, fosse direttamente coinvolto.

Nel 1994, Pacciani fu condannato in primo grado per sette dei sedici omicidi attribuiti al Mostro di Firenze. Tuttavia, questa sentenza fu in seguito annullata in appello nel 1996, principalmente a causa della mancanza di prove dirette e della fragilità delle testimonianze che lo collegavano ai crimini. L’assoluzione in appello aprì la strada a un nuovo processo, ma Pacciani non arrivò mai a vedere un’altra aula di tribunale; morì nel 1998, prima che potesse essere nuovamente processato, lasciando aperte molte questioni irrisolte sul suo effettivo coinvolgimento.

La morte di Pacciani non ha chiuso il caso del Mostro di Firenze; anzi, ha aperto nuovi interrogativi e alimentato ulteriori speculazioni. Nonostante gli anni di indagini, i numerosi processi e le diverse piste seguite dagli inquirenti, l’identità del Mostro di Firenze rimane avvolta nel mistero. Le teorie su possibili complici, moventi occulti e connessioni con la criminalità organizzata continuano a circolare, testimoniando come questo caso continui a esercitare un’ossessionante presa sull’immaginario collettivo, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Gabriella Carlizzi e lo scoop sullo scrittore Alberto Bevilacqua.

La controversa figura di Gabriella Carlizzi tornò alla ribalta nel contesto delle indagini sul Mostro di Firenze quando, il 25 febbraio 1995, un episodio peculiare catalizzò l’attenzione delle autorità giudiziarie. Quel giorno, Nicola Cavaliere, un alto funzionario della questura di Roma, ricevette una comunicazione urgente da Carlizzi, all’epoca direttrice del periodico “L’Altra Repubblica”. Ella sosteneva di aver ricevuto da una giovane donna, aspirante scrittrice, tale Anna Maria Ragni, informazioni sensazionali che identificavano lo scrittore Alberto Bevilacqua come il Mostro di Firenze.

Secondo Carlizzi, circa un mese prima, Ragni le aveva confidato di essere stata amante di Bevilacqua e di aver osservato in lui comportamenti e atteggiamenti che lo collegavano direttamente ai macabri omicidi.

Questa rivelazione aveva spinto Carlizzi a condurre un’indagine personale che, a suo dire, confermava le accuse di Ragni. Tra le prove citate da Carlizzi vi erano la presenza del farmaco psicotropo Norzetan nella residenza di Bevilacqua, simile a quello trovato vicino a una scena del crimine, e il fatto che lo scrittore possedesse una casa a Sermide, luogo che presentava collegamenti con il processo a Pietro Pacciani, uno dei principali sospettati degli omicidi.

Il caso prese una svolta significativa il 2 marzo 1995, quando sia Carlizzi che Ragni furono ascoltate dalla procura di Firenze. Ragni descrisse un incontro inquietante con Bevilacqua, durante il quale lui stesso si sarebbe autoaccusato di essere il Mostro di Firenze, fornendo dettagli disturbanti che includevano riferimenti a comportamenti violenti e alla presenza di farmaci psicotropi a casa sua.

Tuttavia, le affermazioni di Carlizzi sul presunto ricovero in psichiatria di Bevilacqua si rivelarono infondate, come confermato dal dottor Stefano Bianchi, che smentì categoricamente che Bevilacqua fosse stato paziente presso l’ospedale psichiatrico di Colorno. Analogamente, ulteriori verifiche sull’affermazione che opere di Bevilacqua fossero state stampate a San Casciano Val di Pesa risultarono essere prive di fondamento.

Nonostante le contraddizioni e la mancanza di prove concrete, Carlizzi proseguì la sua crociata contro Bevilacqua, culminata nella pubblicazione del libro “Lettera ad Alberto Bevilacqua” nel febbraio 1996, in cui persisteva nelle sue accuse. La situazione giudiziaria si concluse il 25 maggio 2000, quando Carlizzi fu condannata per calunnia a due anni di reclusione, mentre Ragni patteggiò una pena di 16 mesi.

Analizzando le deposizioni reperibili sul sito dedicato alle indagini del Mostro di Firenze, mostrodifirenze.com, emerge una critica marcata verso la credibilità delle testimonianze fornite da Anna Maria Ragni. Le sue affermazioni, fin dal primo impatto, paiono screditate da un velo di dubitabilità, etichettate come il frutto di un’elaborazione quasi fantastica da parte di un individuo con tendenze confabulatorie e bugiarde patologiche. Questo profilo di Ragni la dipinge come una figura potenzialmente millantatrice, la cui narrazione sarebbe stata costruita più per cercare una forma di attenzione mediatica e visibilità, che non per portare alla luce verità fondate su basi concrete.

La posizione di Gabriella Carlizzi sull’argomento si inscrive in un contesto altrettanto problematico. Il suo impegno nell’accusare Alberto Bevilacqua di reati di una gravità estrema si scontra con la necessità imprescindibile di fornire prove incontrovertibili e basate su fatti non soggetti a interpretazioni personali. Il suo approccio, criticato per la mancanza di sostegni probatori solidi, sembra trascurare il principio fondamentale che in ambito giudiziario è imprescindibile l’appoggio su elementi chiari e oggettivamente verificabili.

Nonostante ciò, emerge un importante caveat che non può essere ignorato: è noto che individui con tendenze confabulatorie o affetti da bugie patologiche possono innestare nei loro racconti elementi di verità, rendendo le loro narrazioni un intreccio complesso di fatti reali e invenzioni. Questa capacità di mescolare verità e finzione, il sacro e il profano, può occasionalmente nascondere spunti di verità inaspettati. Per un investigatore accorto, quindi, diventa essenziale saper discernere all’interno di queste testimonianze, identificando e isolando quei dettagli che, nonostante l’apparente incredibilità dell’intero racconto, potrebbero rivelarsi preziosi per indirizzare le indagini su sentieri meno battuti e, potenzialmente, verso la soluzione del caso. Questo principio sottolinea l’importanza di un’analisi meticolosa e senza pregiudizi delle testimonianze, anche quelle che a prima vista possono sembrare inverosimili o frutto di fantasia, perché in quel dettaglio minimo, apparentemente insignificante, potrebbe celarsi la chiave di volta per chiarire misteri irrisolti.

Da Alberto Bevilacqua a Joe Bevilacqua.

Si è appurato che Alberto Bevilacqua, noto scrittore, è stato completamente scagionato da ogni accusa relativa al caso del Mostro di Firenze, dimostrandosi assolutamente estraneo ai fatti. Di fronte a tale evidenza, la decisione dello scrittore di intraprendere azioni legali contro Gabriella Carlizzi per il risarcimento dei danni d’immagine subiti si è rivelata del tutto giustificata e legittima. Il risarcimento stabilito, pari a mezzo miliardo delle ormai obsolete lire italiane, rappresenta una somma considerevole che Carlizzi è stata tenuta a versare, una cifra che rispecchia la gravità del torto subìto da un personaggio di spicco come Bevilacqua.

Parlando di Bevilacqua in relazione al mistero del Mostro di Firenze, è importante notare come il dibattito non si limiti esclusivamente alla figura dello scrittore. Infatti, il caso ha coinvolto anche individui omonimi meno noti al grande pubblico, come Joseph Bevilacqua, talvolta menzionato nelle discussioni con il nome italianizzato di Giuseppe Bevilacqua.

Joseph Bevilacqua, nato il 20 dicembre 1935 a Totowa, nel New Jersey, ha radici italoamericane profonde che si riflettono anche nella sua registrazione anagrafica italiana sotto il nome di Giuseppe. La sua vita familiare è marcata dal matrimonio e dalla nascita di tre figlie, e attualmente risiede nella provincia di Firenze, stabilendo un ponte tra la sua eredità culturale americana e italiana.

Il padre di Joseph, Michele Antonio Bevilacqua, nato in Italia l’10 settembre 1912, emigrò nel New Jersey dove assunse il nome anglicizzato di Michael Anthony. Nel 1934, all’età di 22 anni, Michael sposò Celeste Zaccaro, allora diciottenne, nata il 28 aprile 1916. Da questa unione nacquero Joseph nel 1935 e successivamente altri quattro figli: Anthony nel 1937, Michael John nel 1942, e infine Patsy e Irene nel 1950. La famiglia Bevilacqua stabilì la propria residenza a Totowa Boro dal 1945.

Michael Anthony, di professione calzolaio per la ditta Rafferty Brothers di Paterson, dedicò ventuno anni della sua vita come volontario dei vigili del fuoco e fu membro della Merchant Marine Band, evidenziando così una vita caratterizzata da impegno comunitario e passione musicale. Morì a Totowa Boro il 1° febbraio 1977, lasciando un’eredità familiare di moglie, cinque figli, tredici nipoti e un pronipote. Celeste Zaccaro, la matriarca della famiglia e casalinga, ci lasciò il 29 luglio 2003, all’età di 87 anni, a Totowa.

La vita militare di Joseph Bevilacqua iniziò ufficialmente il 18 maggio 1954, dopo un tentativo fallito di arruolamento nei Marines nel 1953 a causa della minore età. Il 28 ottobre 1954 fu trasferito in Germania come membro dell’esercito degli Stati Uniti. Il suo percorso professionale lo vide vincere, il 21 novembre 1957, un concorso per diventare istruttore chimico CBR, ruolo che mantenne fino al 1° giugno 1964, quando entrò a far parte del 5° Distaccamento di Criminal Investigation della polizia militare con base a Livorno, Italia.

Negli anni ’60 e ’70, Bevilacqua ebbe due figlie, Maria e Stella, da Valeriana T. Dopo un periodo in Germania, rientrò negli USA il 4 agosto 1966, per poi essere assegnato in Vietnam il 2 febbraio 1968, dove le sue responsabilità mutarono, focalizzandosi su operazioni di intelligence. Per le sue azioni eroiche sul campo fu insignito della Silver Star il 4 maggio 1968.

Rientrato negli Stati Uniti il 7 febbraio 1969, Bevilacqua continuò il suo servizio militare in Europa e, dal 27 aprile 1970, fu assegnato al comando della 7a Armata con sede a Heidelberg fino al 1 dicembre 1973. In seguito, svolse un ruolo chiave come supervisore della sicurezza per l’8° Comando Logistico di Camp Darby, rappresentando un punto di riferimento per la sicurezza nel principale centro logistico delle forze armate USA nel Mediterraneo.

Concludendo la sua carriera militare nel 1974 come primo sergente, Bevilacqua si trasferì a Firenze, dove dal 1 luglio 1974 lavorò presso il cimitero monumentale americano, divenendo sovraintendente effettivo nel febbraio 1977. Il suo matrimonio con Meri Torelli nel 1984 e la vita condivisa in via degli Scopeti arricchiscono ulteriormente il tessuto della sua storia personale.

Tra il 14 e il 20 dicembre 1984 (compleanno di Bevilacqua e data che ricorre due volte anche nel caso Zodiac), è in edicola il numero della rivista identificato dalla ricercatrice Valeria Vecchione che il Mostro di Firenze utilizzerà per il suo “ultimo atto” nel 1985, la lettera del 10 settembre 1985 a Silvia della Monica.

Bevilacqua viene chiamato a testimoniare al processo Pacciani, nell’udienza del 6 giugno 1994. Il delitto del 1985 è avvenuto a trecento metri in linea d’aria da casa sua. Racconta nella testimonianza aver visto l’imputato e le vittime qualche giorno prima della loro morte. Incorre in un grave errore temporale sostenendo di avere saputo degli omicidi il giorno successivo al delitto quando non era ancora stata divulgata la notizia.

Nel corso degli anni, Bevilacqua ha mantenuto un legame profondo con la comunità attraverso il baseball, diventando presidente onorario dei Nettuno Lions, e ha contribuito alla ricerca nel campo della gestione dei cimiteri per l’American Battle Monuments Commission. Il suo impegno nel baseball e il suo lavoro presso il cimitero di Nettuno, vicino a Roma, hanno sottolineato la sua dedizione al servizio e alla comunità, riconosciuto anche attraverso il premio ricevuto al termine della stagione del 2002 come presidente onorario dei Nettuno Lions.

Dopo essersi ritirato nel 2010, Bevilacqua è tornato a vivere a Sesto Fiorentino, continuando a lasciare il segno nella comunità attraverso la fondazione, nel gennaio 2011, della società “G & G spic and span the cleaning man”, un’ulteriore dimostrazione del suo spirito imprenditoriale e del desiderio di contribuire al benessere della comunità locale.

La testimonianza fornita da Alfredo Virgillito nel 2010 e l’indagine successiva, benché inizialmente considerata inaffidabile, hanno portato all’identificazione di Joseph Bevilacqua nel contesto della richiesta di archiviazione relativa alla strage di Piazza Fontana, evidenziando come la sua figura fosse avvolta in un’aura di mistero e intrighi.

Nel 2017, la sua interazione con il giornalista Francesco Amicone ha aperto nuove prospettive sulla sua vita, culminando con le affermazioni di Bevilacqua riguardo al suo presunto coinvolgimento negli omicidi di Zodiac e del Mostro di Firenze, come riportato da Amicone. Queste rivelazioni hanno stimolato ulteriori indagini e hanno generato un’ampia attenzione mediatica, portando Amicone a denunciare quanto appreso nel 2018 e a pubblicare articoli sull’argomento, aggiungendo un nuovo capitolo alla già complessa narrazione della vita di Bevilacqua.

Secondo le indagini condotte da Francesco Amicone, infatti, Joseph Bevilacqua sarebbe stato identificato da Mario Vanni in una conversazione con Lorenzo Nesi, risalente a giugno 2003, come “Ulisse, l’americano”. Questa denominazione sarebbe giunta a Vanni tramite un terzo, probabilmente lo stesso Pietro Pacciani, che lo aveva descritto usando il termine “nero”. Se per Vanni tale aggettivo indicava il colore della pelle, Amicone ha ipotizzato che potesse esserci stato un malinteso tra l’idea di “uomo di colore” e “fascista”, quest’ultimo suggerito dalla possibile associazione con la croce celtica, simbolo utilizzato dal serial killer Zodiac anche nei suoi travestimenti.

Interessante notare come Bevilacqua, ex direttore del cimitero americano a Firenze, avrebbe inserito il proprio nome e cognome in un messaggio cifrato attribuito a Zodiac, e firmato i suoi presunti crimini e lettere con riferimenti all’elemento “acqua”, richiamando così il proprio cognome. Una similitudine con l’elemento acqua si riscontra anche nei ritagli di rivista utilizzati per comporre una lettera del Mostro indirizzata a Silvia Della Monica.

Le interazioni con Bevilacqua avrebbero raggiunto un punto critico quando, in una conversazione telefonica non registrata del 12 settembre 2017, avrebbe ammesso la propria responsabilità nei crimini attribuiti a Zodiac e al Mostro di Firenze.

Tuttavia, dopo che Amicone rese pubblica la connessione tra il Mostro di Firenze e Zodiac nel 2018, Bevilacqua ha respinto tutte le accuse e ha proceduto legalmente contro il giornalista per diffamazione. L’indagine per omicidio a carico di Bevilacqua, avviata dalla Procura di Firenze in seguito alle rivelazioni di Amicone, si è conclusa nel 2021 con una richiesta di archiviazione da parte del procuratore aggiunto di Firenze, Luca Turco, che ha stabilito l’assenza di prove sufficienti a sostenere le accuse contro l’italo-americano. Di conseguenza, nel febbraio 2022, Amicone è stato informato della chiusura delle indagini preliminari per il reato di diffamazione.

Poche settimane dopo, il 23 dicembre 2022, Bevilacqua è venuto a mancare, chiudendo un capitolo di questa intricata vicenda che ha intrecciato la storia di due dei più enigmatici serial killer del XX secolo.

Adesso noi potremmo etichettare tutto quanto fino sopra esposto, come un puro vaneggiamento di tale giornalista Francesco Amicone, che in cerca di fama e gloria decide di confezionare una storiella che fa acqua da tutte la parti, eppure più si legge il suo blog, le sue esposizioni, le sue prove e più si rende plausibile un’ipotesi che potrebbe essere e rimanere soltanto un’ipotesi per una mancanza di lavoro investigativo degli organi preposti.

Potete rendervi conto di persona leggendo dettagliatamente il suo blog : https://ostellovolante.com/2024/03/18/joe-bevilacqua-riassunto-caso-giudiziario/

Alberto Bevilacqua e Joe Bevilacqua ? Stesso cognome per pura coincidenza ?

Facciamo subito una premessa, Bevilacqua è un cognome diffuso ma non comune come un Bianchi, un Neri, un Rossi o un Verdi. Stando al sito Cognomix.it che mappa ed elenca la diffusione dei cognomi in Italia, ci sono circa 194 famiglia Bevilacqua in Toscana, di cui solo 45 a Firenze. Per fare un paragone, abbiamo 2037 famiglie Rossi, 493 Neri, 115 Verdi e 7 Marcoaldi (il mio cognome) a Firenze.

Cognomix-Bevilacqua

La questione che naturalmente emerge in una vicenda tanto complessa e controversa è: quali sono le probabilità che, all’interno di tale scenario, un celebre scrittore di Parma, trasferitosi a Roma (Alberto Bevilacqua, per essere precisi), venga ingiustamente coinvolto da una persona propensa alla fabbricazione di storie e supportata da una giornalista di dubbia etica professionale, in cerca di uno scoop degno di un premio Pulitzer?

E perché proprio il cognome Bevilacqua? Perché non è stato invece coinvolto un qualunque altro individuo, magari un Verdi, un Rossi, un Bianchi, o un Marcoaldi qualsiasi? Cosa sottende realmente a questa scelta e come si sono svolti i fatti?

Si potrebbe ipotizzare che, in maniera simile a quanto accade nel gioco del telefono senza fili, voci e sussurri, semplici chiacchiere di paese, possano essere stati captati e nel tempo rielaborati, trasformandosi in narrazioni elaborate e fantasiose. Queste voci potrebbero essere state poi condivise con giornalisti, senza immaginare che tali racconti, per quanto inverosimili, avrebbero potuto essere utilizzati per costruire accuse giudiziarie infondate, arricchendo ulteriormente la storia con dettagli inventati. Questo non solo ha portato a una condanna per diffamazione, ma anche a un esborso di oltre mezzo miliardo delle vecchie lire in risarcimento danni a favore dello scrittore, vittima di queste accuse strampalate.

Ciononostante, il cognome “Bevilacqua” è emerso in questo contesto, suscitando interrogativi su come un autore di talento e incolpevole abbia potuto condividere il suo cognome con un personaggio di così insolita notorietà. Questa coincidenza lascia aperti dubbi e domande, soprattutto laddove a sua volta si associa il mostro di Firenze con un celebre Serial Killer Zodiac celebre per aver commesso molti omicidi in modo molto simile a quelli del Mostro di Firenze negli stati d’uniti d’america, ed ancora a piede libero come appunto il mostro di Firenze.

Il lavoro di Amicone ripreso poi nel podcast Muschio Selvaggio con anche altri esperti in studio, sembra proprio avvallare questa ipotesi, a fronte di numerosi indizi che non passano certo inosservati al vaglio di lettori attenti ed acuti.

Sebbene il garantismo e la presunzione di innocenza sia alla base della mia ratio, e quella di ogni uomo di mondo, sebbene tre indizi non fanno una prova, ma rimangono comunque tre indizi, è pur vero che quando gli indizi cominciano ad essere molti e tutto inizia a combaciare ci sono i presupposti per portare un impianto accusatorio nelle opportune sedi e procedere con un processo.

Come mai su questo Joseph Bevilacqua non c’è nulla in merito ? Come mai non è stato rivoltato come un calzino ? Il fatto che sia un “eroe di guerra” statunitense può aver significato qualcosa ? Se vediamo quello che succede agli statunitensi imputati in Italia, possiamo vedere come per il caso del disastro del Cernisse, che stranamente si solleva quella cortina fumogena e che tutto finisce a tarallucci e vino.

L’indagine di Amicone

Nel 2017, Francesco Amicone ha avuto una serie di conversazioni rivelatrici, precisamente sette in sei giorni, come confermato dal ROS, durante le quali ha ricevuto un’ammissione di colpa da Joseph Bevilacqua riguardante i crimini di Zodiac e del Mostro di Firenze. Questa confessione, datata 12 settembre 2017, è stata ascoltata anche da Meri Torelli, moglie di Bevilacqua, che tuttavia, in un’udienza del 2023 relativa al processo per diffamazione intentato contro Amicone, ha negato tale evento. A causa di un errore, Amicone ha erroneamente retrodatato la telefonata nei suoi articoli e nelle dichiarazioni ai Carabinieri.

Da subito, l’ammissione di Bevilacqua è stata considerata una “pista morta” dalla Procura di Firenze, tanto che già tre giorni dopo l’inizio delle indagini, il 2 giugno 2018, veniva comunicato tramite un articolo sulla Nazione l’assenza di riscontri, permettendo a Bevilacqua di intuire la mancanza di una registrazione della sua confessione. La Procura, nel corso dell’unica verifica effettuata, ha ascoltato Bevilacqua a casa sua alla presenza di alcuni familiari, limitando così le possibilità di acquisire prove ulteriori come il DNA, una lacuna colmata solo nel 2020 dalla Procura di Siena.

L’inattendibilità di Bevilacqua era già stata messa in luce nel 1994, durante il processo a Pietro Pacciani, quando aveva fornito una testimonianza confusa riguardo alla presenza dell’imputato e delle vittime vicino alla scena del crimine. Nonostante ciò, nel 2018 Amicone ha consegnato alla Procura un resoconto dettagliato delle sue conversazioni con Bevilacqua, rivelando che, contrariamente a quanto affermato in precedenza, l’italo-americano conosceva Pacciani al momento dei crimini del Mostro.

Queste informazioni sono state confermate da Bevilacqua nelle sue dichiarazioni ai Carabinieri il 30 maggio 2018, svelando incontri con Pacciani nella zona del Cimitero Americano di Firenze, vicino all’ultima scena del crimine. Tale rivelazione ha sollevato nuovi dubbi sull’attendibilità della testimonianza di Bevilacqua del ’94, già citata nella motivazione della condanna a Pacciani, e ha evidenziato una possibile falsa testimonianza.

La contraddizione tra le versioni fornite da Bevilacqua e la testimonianza della moglie Meri Torelli durante il processo per diffamazione del 2023 aggiunge ulteriori elementi di complessità al caso. Interessante notare che il genero di Bevilacqua è originario di San Francisco, un dettaglio trascurato nelle indagini che potrebbe collegare ulteriormente le vicende italiane ai crimini di Zodiac negli Stati Uniti.

Nel contesto di queste scoperte, Amicone ha sottolineato come Bevilacqua, nonostante le apparenze, non fosse un semplice “signor nessuno”, ma un veterano pluridecorato del Vietnam e un ex investigatore dell’Army CID con esperienze di operazioni sotto copertura, rivelando una vita ben più complessa e intricata di quanto si potesse immaginare.

Conclusioni

Attualmente Joe Bevilacqua come abbiamo già anticipato è morto e sepolto  il 23 dicembre 2022 all’età di 87 anni senza mai essere sentito da un magistrato fiorentino né come parte offesa né come indagato.

E’ lecito e pacifico chiedersi se a fronte di tutti questi indizi, e l’analogia del cognome Bevilacqua attribuito dalla Carlizzi al noto scrittore, non volesse di fatto essere un’informazione parziale attribuibile in realtà al quasi omonimo Joseph “Joe” Bevilacqua, che sembra stando alle teorie ed elementi probatori raccolti da Francesco Amicone essere presumibilmente (o quanto meno non escludibile) il “Mostro di Firenze”.

E’ ovvio e palese che un processo si celebra con un impianto accusatorio forte e non solo con congetture e mere teorie cospirazionistiche, tuttavia appare pacifico che di elementi per un’indagine tout court a 360° sul personaggio in questione, ve ne fossero e avrebbe meritato certamente un ulteriore approfondimento.

Sia chiaro, non per la condanna di un uomo in tarda età, che come vedremo cesserà di vivere per cause naturali ad un veneranda età di 87 anni, ma quanto meno per risolvere uno dei misteri più intriganti (e perchè no, appassionanti) della storia dei misteri Italiani.

Ciò che risulta invece chiaro e lapalissiamo e che gli originari amici di merente (Pacciani, Vanni, Lotti, ecc…) più che “mostri di Firenze” possano essere etichettati come poveri disgraziati tirati dentro ad un processo che li ha visti successivamente assolti per mancanza di prove, considerate appunto lacunose ed in alcun modo non probatorie per portare ad una condanna.

Il vero mostro di Firenze insomma non è mai stato acciuffato, o semplicemente non è stato voluto farlo considerando “leggi non scritte” che sembrano essere di particolare importanza quando uno statunitense (sopratutto se militare) viene imputato su suolo italico.

D’altronde la meticolosità delle prove raccolte da Amicone sembra escludere il suo lavoro di indagine, da quel pressapochismo generale spesso in voga tra confabulatori e/o bugiardi patologici. Probabilmente se la stessa tenacia fosse stata utilizzata dagli inquirenti avremmo avuto un colpevole e probabilmente anche un finale diverso a questa storia.

Non ci sbilanciamo pertanto a dare conclusioni, ed indicare il colpevole, e più che risposte gradiremmo che qualcuno rispondesse alle seguenti domande :

  1. Come mai Gabriella Carlizzi appresa la narrazione da Anna Maria Ragni, individua in Alberto Bevilacqua il mostro ?
  2. Da quale fonte Anna Maria Ragni avrebbe ascoltato il cognome Bevilacqua per poi attribuirlo millantando il nome del noto scrittore ?
  3. Come mai nessun inquirente ha notato un profilo non proprio “inosservato”, come quello di Joseph Bevilacqua, che coincideva col cognome dello scrittore ?
  4. Come mai nessun inquirente al vaglio dei tabulati telefonici, si chiede perchè Joseph Bevilacqua senta la necessità di contattare telefonicamente il suo Avvocato a seguito della reale telefonata avvenuta con Amicone ?
  5. Qualcuno ha escusso l’Avvocato in veste di testimone e/o persona informata sui fatti ?
  6. Come mai Joseph Bevilacqua in veste di testimone menziona di aver saputo dettagli precisi e concordanti rilasciati solamente il giorno dopo il giorno in cui lui narra la conoscenza ? Come faceva a saperlo ?
  7. Come mai il DNA è stato inviato agli inquirenti USA solo per iniziativa di Amicone in fase di indagini difensive e non fossero state inviate direttamente dagli inquirenti, indicando Joseph Bevilacqua come indagato ?

Queste sono solo alcune delle domande che chiunque essere pensante con un briciolo di senso critico, avrebbe dovuto porsi, e chiedere spiegazioni al diretto interessato, invece sembra che qualcosa non abbia funzionato, e per decenni nessuno si sia focalizzato su questo individuo che già in fase testimoniale, era stato escusso, ritenuto inattendibile e con un nome e cognome ben preciso agli atti che ritornerà in voga nel 1996 grazie alla Carlizzi, menzionando Alberto Bevilacqua.

Davvero nessun inquirente ha notato l’esatta corrispondenza del cognome di Alberto Bevilacqua con quello di questo signore “Joseph Bevilacqua” ?

Pacciani è morto, la Carlizzi è morta, Joseph Bevilacqua è morto, Alberto Bevilacqua è morto, la maggior parte dei testimoni e persone dell’epoca sono morte, e probabilmente anche la Verità.

 

 

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